Sabato 15 novembre si è chiusa la Healthy Aging Week 2025. Nell’auditorium gremito della Fondazione Ferrero, la conferenza “La data di nascita è un’opinione” ha riassunto il senso della settimana, proponendo diverse riflessioni sul ruolo degli anziani e sulle sfide da affrontare per dare pienezza e dignità anche a questa fase della vita.
Dopo il benvenuto di Carlo Vassallo (segretario generale della Fondazione Ferrero), Alberto Gatto (sindaco di Alba) e Ettore Bologna (responsabile dell’area medica della Fondazione, in foto), nella mattinata sono intervenuti Monsignor Vincenzo Paglia e i professori Laura Fratiglioni, Michela Matteoli e Andrea Ungar. Moderati dal giornalista scientifico Piero Bianucci, tutti i relatori hanno insistito sulla necessità di un cambio di paradigma nel modo in cui si considera l’invecchiamento, sotto diversi punti di vista.
Per Monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, è tempo di una rivoluzione culturale: “Vecchio è bello!”, ha affermato. Partendo dalle convinzioni di Papa Francesco (“il primo Papa a capire che la vecchiaia è un’età preziosa”), il prelato ha denunciato la disparità del trattamento riservato agli anziani: infanzia e gioventù sono ben strutturate tra asilo, scuola e università; lo stesso si può dire dell’età adulta e della carriera lavorativa, ma non degli anni dell’invecchiamento.
Spesso la pensione si rivela un periodo di 20-30 anni vuoti, in cui progressivamente si perdono stimoli e socialità. Da qui la proposta del monsignore all’ONU di istituire un ente apposito per gli anziani (una sorta di equivalente di ciò che l’Unicef è per i bambini), sempre più indispensabile in un contesto demografico che tende all’invecchiamento.
Di “cambio di paradigma” hanno parlato anche i professori Ungar e Fratiglioni. Il primo, tra gli autori della Carta di Firenze contro l’ageismo in sanità pubblicata nel 2024, ha declinato il tema nell’ambito clinico. Per “ageismo” si intende la discriminazione dell’anziano sulla base dell’età: secondo Ungar, è un concetto poco noto perché viviamo in una società ageistica. “Non è possibile” ha dichiarato, “che a parità di condizioni in pronto soccorso si dia la precedenza al giovane, che può aspettare, e non all’anziano che in quelle condizioni rischia la vita ogni minuto”.
Per la professoressa Fratiglioni del Karolinska Institutet di Stoccolma, il cambiamento è da pensare nell’approccio che adotta la medicina: “Abbiamo ancora un focus sul ‘care’, vale a dire il trattamento della malattia. È necessario spostarsi sulla medicina preventiva”. Questa può avere due declinazioni: primaria, ovvero mettere in atto delle strategie per prevenire in partenza le malattie, e secondaria, cioè anticipare quanto più possibile le diagnosi e, in seguito, cercare di prevenire le conseguenze gravi delle malattie. “Non è mai troppo presto, ma non è mai troppo tardi”, ha concluso la professoressa.
Nella seconda parte del convegno spazio ad un’ampia riflessione sulla solitudine. Anche in questo caso, gli interventi dei relatori hanno permesso una ricca analisi del tema: la solitudine non è solo un problema sociale, ma a tutti gli effetti medico-sanitario, perché può essere causa di numerose malattie. A dirlo è stata la professoressa Michela Matteoli, ordinaria di biologia all’Humanitas di Milano e autrice del libro “La fioritura dei neuroni: Come far sbocciare la nostra intelligenza per tutta la vita”.
Il cervello, ha spiegato, ha la capacità di cambiare continuamente: quanto più lo stimoliamo, tanto più le sinapsi (i punti di contatto tra neuroni, che permettono il passaggio delle informazioni) si rafforzano e aumentano in numero. La solitudine, evidentemente, riduce gli stimoli e di conseguenza la ‘plasticità sinaptica’, ma non è l’unico problema. Il corpo, infatti, percepisce la solitudine come situazione di rischio e, in queste condizioni, attiva dei meccanismi di risposta al pericolo. Questi strumenti, pur adatti nelle situazioni di emergenza, diventano dannosi se attivati costantemente perché generano infiammazione, che è alla base di tantissime malattie (cardiovascolari, neurodegenerative, tumori…).
Partendo da queste basi biologiche, la prospettiva sociale sulla solitudine ha assunto un valore ancora più grande. Per Monsignor Paglia le RSA non possono essere la soluzione: piuttosto, sarebbe opportuno tentare degli esperimenti di co-housing per gli anziani, o comunque preferire l’ambiente di casa potenziando la telemedicina. “È nella società che dobbiamo fare i miracoli, io credo sia possibile farli. Questa settimana ha un’energia potente per portare avanti questa prospettiva”.
Della stessa idea anche la professoressa Fratiglioni, che ha sottolineato a sua volta l’importanza di integrare la dimensione sanitaria e sociale, senza tuttavia che la casa diventi per questo una “prigione” in cui si è costretti alternativa all’RSA. Tra le soluzioni suggerite da Ungar, fondatore di VETeris, la relazione con un animale da compagnia (già argomento del primo giorno della Healthy Aging Week), che può rappresentare un sostegno importante anche in età avanzata.
Per approfondire, trovate su questo blog un’intervista a ciascuno dei membri del talk show:
- Intervista a Piero Bianucci
- Intervista ad Andrea Ungar
- Intervista a Laura Fratiglioni
- Intervista a Monsignor Vincenzo Paglia
- Intervista a Michela Matteoli